Il ratto della Sabina: ecco l’inchiesta di Report

Ecco il filmato dell’inchiesta di Off the Report realizzata da Giovanna Corsetti per il nuovo programma di Milena Gabanelli. Stupiscono tutti i “no” ricevuti dalla giornalista all’invito di apparire in video da parte di tutti gli attori del progetto relativo alla realizzazione del Polo della Logistica di Passo Corese nel territorio di Fara in Sabina.

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Report accende le telecamere sul Polo della Logistica di Passo Corese

Milena Gabanelli Report Polo della Logistica
Domenica 3 giugno 2012 alle 21.00 su Rai 3 il nuovo programma di Milena Gabanelli e Sigfrido Ranucci Off the Report prevede anche un’inchiesta sul Polo della Logistica di Passo Corese. Finalmente quanto denunciamo da anni potrà avere l’eco mediatica che merita, sperando che questo contribuisca ad incrinare l’omertà che regna intorno a questa operazione immobiliare piena di ombre.

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L’intollerabile Armageddon sabino

Sabina Magazine, il periodico diretto da Maria Grazia Di Mario, torna nuovamente sul numero di marzo 2012 a dedicare spazio alla vicenda del Polo della Logistica di Passo Corese, pubblicando un articolo di Paolo Campanelli dal titolo L’intollerabile Armageddon sabino.

Leggi il PDF della rivista Sabina Magazine Marzo 2012.

L’intollerabile Armageddon sabino

I sapienti ritengono che gli uomini non abbiano ricchezza e povertà in casa, ma negli animi. Infatti, alcuni cittadini, pur possedendo sufficiente ricchezza, ritengono di essere poveri e affrontano fatiche e pericoli sperando di diventare più ricchi. Talvolta anche i tiranni credono che i propri beni non siano sufficienti e compiono cattive azioni non per indigenza ma per bramosia di potere: alcuni distruggono intere abitazioni, altri uccidono in massa i cittadini, altri ancora asserviscono intere città. La pericolosa bramosia di potere è una malattia dell’animo e colui che è avido di ricchezza, come l’uomo che ha mangiato molto, si trova a non essere mai sazio.
(Senofonte)

Il Polo della Logistica di Passo Corese compie dodici anni. Siamo nel 2012. Il mistero continua. Le domande restano insolute. Perché non è mai stato diffuso un piano industriale? Quali aziende si insedieranno? Perché “macroscopiche” modifiche alla variante vengono definite “di lieve entità”? Perché un ramo ferroviario sparisce insieme allo scambio merci ferro-gomma? Perché l’indice “If” scompare? Perché il raddoppio di metri cubi costruibili da 5,6 a 9,8 milioni? Perché la data dell’approvazione della variante viene retrocessa in un giorno in cui non si è riunito il Consiglio regionale? Perché terreni fabbricabili vengono espropriati al valore agricolo?

Andiamo con ordine, ricostruiamo i fatti. Il via libera al Piano Regolatore adottato dal Consorzio Industriale per lo Sviluppo della Provincia di Rieti nel lontano 2000 fu dato dalla Regione Lazio nel febbraio 2004, sotto la giunta Storace. Quattro mesi prima il Consorzio aveva consegnato l’intera operazione immobiliare del Polo della Logistica di Passo Corese ad una associazione temporanea di imprese (ATI) private attraverso la stipula di una convenzione. Questa ATI nel corso del 2004 si è poi costituita in una SpA il cui 49% del capitale fu sottoscritto dagli immobiliaristi bolognesi del Gruppo Maccaferri (Seci Real Estate e Adanti, quest’ultima ceduta poi agli austriaci nel 2008), il 48% dalla Infrastrutture Sabine, costituita nel 2003, il cui capitale è diviso tra le reatine Cime, Stim, Co.Ge.Fer, Centro Sud Prefabbricati ed Edilbeta, e con una piccola quota facente capo alla romana Bonifica SpA, e infine un 3% di quote “pubbliche” divise tra Consorzio stesso, Provincia di Rieti e Comune di Fara in Sabina.

Nel 2004 si è pronti per partire: l’operazione infatti, anche se non attraverso una gara europea, è comunque già nelle mani del privato che, secondo gli accordi, dovrà sobbarcarsi tutti i costi relativi alla progettazione e realizzazione della infrastruttura (scavi, sbancamenti, strade, piazzali, impianti ecc.) in cambio dell’acquisto del diritto di superficie dell’intera area di circa 200 ettari per 99 anni rinnovabile per analogo periodo, e la Regione Lazio ha approvato definitivamente in Consiglio il Piano Regolatore e ha pubblicato sul Bollettino Regionale l’atto, con conseguente adozione del Piano Regolatore in questione da parte del Comune di Fara in Sabina nel dicembre del 2004.

Il 2005 potrebbe essere l’anno del via ai lavori, ma l’operazione prende una strada differente. Ad aprile infatti il Consorzio delibera l’adozione di una variante al Piano Regolatore, che dovrà necessariamente fare il suo iter approvativo in Regione. Perché non si è partiti con l’operazione nel 2005 e si è invece preferito far passare altri anni? Analizzando la variante si trova sicuramente la risposta: il ramo ferroviario, presupposto della scelta stessa di quell’area al fine di realizzare lo scambio ferro-gomma del traffico merci, viene cancellato, il sovrappasso sulla ss 313 della bretella che collega il Polo della Logistica con la ss 4dir viene sostituito da una rotatoria, alcuni vincoli di totale inedificabilità vengono completamente rimossi, e soprattutto viene rivista la zonizzazione e gli indici di edificabilità per cui, se ci si rimette a fare i conti, i metri cubi costruibili passano da 5,6 a 9,8 milioni, grazie ad un innalzamento delle costruzioni fino ad un massimo di 15,50 metri (contro 13 metri) e alla “provvidenziale” sparizione dell’indice “If” che vincolava a 4 metri cubi per ogni metro quadro di superficie fondiaria il massimo della cubatura realizzabile. A fronte di questo quasi raddoppio della cubatura, e quindi della capacità del Polo della Logistica, l’area a parcheggi rimane sostanzialmente invariata, così come quella a verde pubblico, con una sostanziale diminuzione dell’area destinata a infrastrutture sportive.

In Regione, prima di essere approvata dalla Giunta e in ultimo dal Consiglio, la variante presentata dal Consorzio come di lieve entità, ma che come abbiamo visto raddoppia le cubature costruibili rispetto a quelle previste dal precedente Piano Regolatore, deve essere valutata dal Comitato Regionale per il Territorio. Nel 2007 il Comitato rilascia parere positivo considerando la variante esattamente così com’era stata presentata dal Consorzio (copiando e incollando diffusamente sul parere addirittura quanto scritto dal Consorzio sul documento della variante), cioè una variante che presenta soltanto alcune modifiche «di lieve entità», non evidenziando né la sparizione del ramo ferroviario, né dell’indice If con conseguente raddoppio delle cubature.

Successivamente arriva l’approvazione della variante in Giunta e infine in Consiglio, precisamente durante la seduta n. 126 dell’11 marzo 2009. L’atto viene pubblicato sul Bollettino Regionale il 21 aprile 2009, anche se riporta come data di approvazione da parte del Consiglio quella del 13 marzo 2008, una data retrocessa “provvidenzialmente” di un anno in un giorno in cui non si è mai riunito il Consiglio. D’altronde l’anno 2008 è l’anno dei “misteri”. Innanzitutto del mistero degli espropri: nonostante la variante sia ancora da approvare il Consorzio espropria tutte le aree (da fine dicembre 2004 già considerate fabbricabili in quanto industriali), riconoscendo ai proprietari non il valore di mercato per terreni fabbricabili, stimabile tra i 60 € e i 100 € al metro, ma quello per terreni agricoli, offrendo così circa 1,5 € al metro. Sul perché poi la gran parte dei proprietari abbia accettato una rideterminazione del prezzo di 12 € al metro vige un altro mistero. Sul perché la gran parte dei proprietari non abbia pagato l’ICI sui terreni dal 2005 fino all’esproprio del luglio 2008, e sul perché il Comune di Fara in Sabina abbia deciso solo tra il 2010 e il 2011, all’approssimarsi ormai delle elezioni comunali e a ridosso della prescrizione, di richiedere l’ICI agli ex proprietari fissando a 4 € al metro l’imposta contro i 23 € previsti, vige anche qui il più profondo mistero. Sul perché proprio tre settimane dopo l’emissione del decreto d’esproprio da parte del Consorzio, lo stesso approvava il regolamento di accesso agli atti amministrativi fissando il costo di riproduzione di una pagina A4 a € 6,50 e quella A3 ad € 9,50, mentre un ente pubblico fa pagare in genere per un A4 € 0,10, vige anche qui il più profondo mistero. Sul perché il Comune di Fara in Sabina, nonostante la variante al Piano Regolatore non sia stata ancora approvata da parte della Regione, e nonostante la Regione non avesse ancora emesso la verifica di ottemperanza alle prescrizioni imposte in fase di rilascio della VIA (Verifica di Impatto Ambientale), e nonostante il progetto di trasformazione urbanistica non sia stato sottoposto come prescritto dalla legge alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS), abbia rilasciato il 4 novembre 2008 il Permesso di Costruire, vige anche qui un altro grande mistero.

E poi tanti altri misteri, come quello delle indagini archeologiche che meriterebbe un capitolo a sé, o del perché sia previsto un depuratore per una città di 30.000 abitanti (incluso l’attuale abitato di Passo Corese che ne conta circa 6.000), così come della capacità del campo pozzi che con i suoi 1,3 milioni di litri al giorno può soddisfare una città di 24.000 abitanti. E domande irrisolte. Perché non è stato mai diffuso un piano industriale di tutta l’operazione? Perché non è mai stato detto chiaramente quali aziende si insedieranno? Vedrà mai la luce questo Polo? Il Consorzio deve ancora finire di pagare, dopo quattro anni, gli ex proprietari. La bretella appaltata anch’essa quattro anni fa e finanziata con soldi pubblici per 13,9 milioni di euro è ancora da completare e i lavori paiono fermi, qualcuno dice che probabilmente serviranno altri soldi (sempre pubblici ovviamente). Altri soldi pubblici sono stati impiegati per il cantiere del depuratore che avanza sulla sponda sinistra del Tevere. Il Polo della Logistica compie quindi dodici anni e quella che prima era una piccola Toscana a 500 metri dalla stazione FR1 a 40 minuti dal centro di Roma è ora uno dei peggiori orrori (ed errori) in cui ci si possa imbattere. Persone e mezzi non se ne vedono quasi più, il paesaggio devastato e squarciato ci regala un intollerabile Armageddon sabino, dove regna un immobilismo che assomiglia all’attesa messianica di un qualche imprecisato evento risolutore. Infine il gigantesco campo pozzi per il prelievo dell’acqua, soprannominato dagli abitanti “il sarcofago”, giace come un immenso mausoleo di cemento in piena zona agricola, emblema di un modello di sviluppo pervaso di avidità e follia, completamente controproducente ed estraneo alla vocazione e all’economia del posto. Mala tempora currunt.

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Un minuscolo riquadrino sul Sole 24 Ore all’origine dell’operazione del Polo della Logistica di Passo Corese

Era il 4 dicembre del 2001, quando il Consorzio Industriale pubblicava sul Sole 24 ore un riquadrino di avviso di selezione per manifestazione di interesse. Le manifestazioni di interesse dovevano pervenire entro le ore 12 del 4 gennaio 2002. Dalle manifestazioni pervenute il Consorzio ha poi proceduto (impiegandoci circa due anni) a selezionare un gruppo di imprese a cui ha affidato l’operazione attraverso una convenzione stipulata in data 29 ottobre 2003. Nella convenzione l’operazione fu affidata quindi a una ATI (associazione temporanea di imprese) composta dalla Imac – Immobiliare Maccaferri SpA (capogruppo), dalla Adanti SpA e dalla Infrastrutture Sabine Scarl, quest’ultima costituita il 29 gennaio 2003, un anno dopo quindi la scadenza del termine di selezione per manifestazione di interesse. Questa ATI fu poi trasformata nella Parco Industriale della Sabina SpA, costituita il 14 settembre 2004. Ecco infatti l’elenco delle società e egli enti che compongono la Parco Industriale della Sabina SpA:

  • Seci Real Estate SpA (44% del capitale sociale) [ex Imac Immobiliare Maccaferri SpA]
  • Adanti SpA (5% del capitale sociale)
  • Infrastrutture Sabine – Società Consortile a r.l. (48% del capitale sociale)
  • Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti (1% del capitale sociale)
  • Provincia di Rieti (1% del capitale sociale)
  • Comune di Fara in Sabina (1% del capitale sociale)

Il 25 ottobre del 2004 viene poi costituita la Corese Costruzioni Srl costituita per il 51% dalla Adanti SpA e per il 49% dalla Infrastrutture Sabine – Società Consortile a r.l.

Dettaglio inserzione avviso di manifestazione di interesse

Dettaglio inserzione avviso di manifestazione di interesse

Scarica la pagina intera contenente l’inserzione di avviso di selezione per manifestazione di interesse del Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti pubblicata sul Sole 24 Ore del 4 dicembre 2001 (PDF, 3,9 MB).

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Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti e un illecito da 3 milioni di euro

Ieri, durante la conferenza stampa di presentazione della lista civica Fara Virtuosa, che sostiene la candidatura a sindaco di Paolo Campanelli, è stata data lettura del paragrafo “3.5 – Frodi e illeciti nella gestione di contributi nazionali e comunitari” relativo alla relazione del Procuratore Regionale del Lazio Pasquale Iannantuono (pag. 40-41), per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 (Corte dei Conti, adunanza del 2 marzo 2011). Il paragrafo in questione è il seguente:

«Altra vicenda di indebita erogazione di fondi provenienti sia da enti pubblici nazionali – Stato e Regione – che dall’Unione europea è quella che vede il coinvolgimento del Consorzio per il Nucleo di industrializzazione di Rieti/Cittaducale. Detto soggetto pubblico ha fraudolentemente presentato una falsa documentazione attestante, anche mediante la cessione delle aree destinate alla localizzazione del Nucleo, la partecipazione dei privati in ragione almeno del 20% della spesa complessiva del progetto. Costituendo questa partecipazione un requisito fondamentale per il cofinanziamento nazionale e comunitario, in tal modo il Consorzio si è reso indebito percettore di fondi pubblici per oltre 5,823 miliardi delle vecchie lire, che non sono mai stati restituiti e che risultano distratti dalle finalità istituzionali per ignota destinazione

Non ne siamo stupiti: le associazioni e i comitati che compongono Fara Virtuosa stanno denunciando da anni le illegalità, manifeste e diffuse, che hanno portato allo scempio del territorio di Fara in Sabina perpetrate, guarda caso, proprio dal Consorzio, con il benestare della Regione Lazio e la complicità della destra e sinistra locale e provinciale, per l’operazione di speculazione immobiliare da dieci milioni di metri cubi di cemento denominata Polo della Logistica. Sappiamo ora, direttamente dalle procure, che i signori del Consorzio, durante la loro fulgida e ricca carriera, si sono dilettati in frodi da milioni di euro. Mandiamoli a casa subito, e ripristiniamo la legalità nella nostra provincia e in particolare qui a Fara, dove una sola lista ha il coraggio di opporsi a questo malaffare: Fara Virtuosa.

La relazione del Procuratore Regionale è scaricabile dal sito della Corte dei Conti.

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Lo scempio della Sabina

Segnaliamo un pezzo di Marco Bombagi sul suo blog Any given Saturday, intitolato Lo scempio della Sabina:

http://marcobombagi.blogspot.com/2011/04/lo-scempio-della-sabina.html

Ottimo il corredo fotografico, tra cui una galleria (da vedersi a tutto schermo) in fondo alla pagina che mostra importanti ritrovamenti di epoca romana rinvenuti nell’area del Polo della Logistica di Passo Corese.

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Per S.E. il Prefetto di Rieti: Dieci domande sul polo della logistica

Gentile Prefetto, notevolmente preoccupati per ciò che sembra un lungo vuoto di rappresentanza Statale nell’area archeologica relativa al Polo della Logistica di Passo Corese, Le chiediamo:

1) Perché la dottoressa Alvino, responsabile dell’area per la Soprintendenza, dal 15 Dicembre è stata esonerata dall’incarico? E’possibile che la sua accortezza nelle indagini archeologiche e la lunghezza dei tempi che ciò implica abbiano ostacolato le richieste di tempi veloci più volte espresse con pubbliche lamentele dai responsabili del progetto?

2) Era poco efficiente? Era troppo efficiente? E’ possibile rendere pubblica la dettagliata motivazione per la quale è stata rimossa dall’incarico che ha tenuto per ben dieci anni?

3) Quale funzionario del Ministero, dal 15 dicembre, sovrintende sul luogo e direttamente alle indagini e svolge quindi una relazione puntuale dei ritrovamenti? Chi rappresenta lo stato nel cantiere di Passo Corese? Ci sono o ci sono stati dei vuoti di rappresentanza statale in uno dei più grandi e più discussi cantieri italiani? Di chi è la responsabilità? Quali le conseguenze?

4) Perché lo staff tecnico di archeologi e topografi che lavorava con la dott.ssa Alvino è stato esonerato dall’incarico?

5) Erano poco efficienti? Erano troppo efficienti? Qual è il loro curriculum?

6) Perché i lavori di scavo archeologico sono stati affidati ad una nuova società, denominata Land?

7) I nuovi tecnici sono più qualificati dei precedenti? Per quale motivo? Qual è il loro curriculum?

8) Oltre ai numerosi ritrovamenti già noti, tra cui una strada glareata con diverticula che va da Cures Sabini al tevere, e che blocca a metà l’espansione del Polo (vedi foto manifesto-asi-A4), è al corrente lo Stato del ritrovamento di una villa romana, ancora tutta da scavare, sulla cima della collina che sovrasta lo sfasciacarrozze?
E’ al corrente lo Stato del fatto che la villa insiste proprio al centro dell’area archeologica e che questo fatto, di per sé, impedirebbe la realizzazione del progetto del Polo? (Vedi foto P1020549: la villa è indicata sulla sommità del colle)

9) E’ al corrente lo Stato della presenza di un grandissimo ambiente ipogeo sotterraneo di 600 metri quadrati, dove si può stare anche in piedi, nelle vicinanze del polo della didattica? (vedi foto P1020531, l’ipogeo è ai piedi del palo della luca sulla destra).

10) E’ al corrente lo Stato dell’esistenza di un grande pianoro, sopra la pompa di benzina, dove c’è una grande vasca d’acqua romana (foto P12020536) con un diametro di una decina di metri, una via glareata (foto P1020548) , vari pozzi (foto P1020542), vari ambienti (foto P1020537), in sostanza una preziosa testimonianza di un luogo adibito alla lavorazione di manufatti?

Le chiediamo quindi che voglia cortesemente esprimersi sui punti precedentemente elencati, che l’area Archeologica sia trattata come tale, come indicato dal PTPR della Regione Lazio, e non come una somma di beni puntuali, che non ne venga svincolata a fini costruttivi alcuna parte prima che l’intero lavoro di indagine archeologica sia concluso e che il valore e l’importanza dell’area vengano quindi valutate nella loro interezza.

Le chiediamo infine, cortesemente, di voler ascoltare direttamente, a proposito dell’area, le testimonianze degli illustri archeologi indipendenti che l’hanno indagata in passato, dalla Prof.ssa Maria Pia Muzzioli che all’area ha dedicato il libro “Cures Sabini” della collana Forma Italiae alla Prof.ssa Helga di Giuseppe, che all’area ha dedicato, insieme alla British School at Rome, il volume “Sabinensis Ager Revisited”.

Ringraziandola per la Sua attenzione, le inviamo i nostri più cordiali saluti.

Legambiente Bassa Sabina, il direttivo
20 aprile 2011

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La Sabina che non vogliamo

Sabina Magazine, il periodico diretto da Maria Grazia Di Mario, dedica nuovamente molto spazio nel numero di aprile/giugno 2011 al Polo della Logistica di Passo Corese, in particolarmente alla variante che ha “magicamente” regalato alla società privata che gestisce l’operazione immobiliare il raddoppio della cubatura.

Leggi il PDF della rivista Sabina Magazine Aprile-Giugno 2011.

Per motivi di spazio le ultime tre domande rivolte durante l’intervista a Paolo Campanelli sono state ridotte, eccole di seguito in originale.

Perché?
«Perché chi è entrato nella Spa ha avuto meno costi di quanto previsto dal piano originario e ha ottenuto al contempo raddoppio delle cubature, quindi degli incassi, grazie alla variante. Ma c’è dell’altro: lo scandalo dell’esproprio, anche lì sono stati elargiti molti meno soldi di quanti avrebbero dovuto essere, con conseguente danno erariale».

Si spieghi meglio!
«Anche in questo caso sono evidenti una serie di irregolarità, intanto, nel luglio del 2008 i terreni vengono espropriati senza che la variante sia stata approvata (lo sarà nel marzo 2009), dunque ben prima di avere il titolo per farlo e con procedura d’urgenza. C’è dunque da domandarsi quale fosse stata l’urgenza di un esproprio che precede addirittura l’approvazione! Il fatto più grave è però quello di aver espropriato al prezzo di valore agricolo terreni che, già dal 2004, erano diventati industriali edificabili; le leggi dicono che bisogna espropriare al valore di mercato della destinazione d’uso, dunque in parole povere ‘sono stati svenduti ai privati’ nonostante una rideterminazione del prezzo con alcuni espropriandi ben lontana dai valori di mercato».

E ora che si può fare?
«Ci sono gravi omissioni e falsità nella documentazione pubblica, di questa affermazione mi assumo ogni responsabilità, sono cose riscontrabili oggettivamente. Ci sono elementi forti quindi per meritare un’indagine approfondita, tant’è che addirittura anche Chicco Costini reclamò tempo fa in Provincia una commissione d’inchiesta. Ai tempi prevalse ovviamente la linea di chi governa il palazzo d’oltre Velino, idea spesso sbandierata anche dal consigliere regionale Mario Perilli e dallo stesso presidente del Consorzio Andrea Ferroni, di una Consulta, ma non è stata mai istituita: non sembra quindi esserci volontà politica di fare un po’ di chiarezza, chissà perché…».

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Presentazione del libro La Colata

Un’occasione per parlare di cementificazione in Italia e fare il punto sulla più grande operazione di cementificazione in atto, quella del Polo della Logistica di Passo Corese a Fara in Sabina.

Sabato 29 gennaio 2011 alle 21.00 presso la Sala Farnese di Poggio Mirteto, piazza Mario Dottori, si è svolta presentazione del libro “La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro” di Garibaldi, Massari, Preve, Salvaggiulo, Sansa. Chiarelettere, 2010.

Sono intervenuti:
Andrea Garibaldi (co-autore del libro) ai minuti 08:35 – 51:09
Paolo Campanelli (Associazione Sabina Futura) al minuto 25:07
Relatore:
Guido Accascina (Ingegnere) ai minuti 00:00 25:02 49:41

Un ringraziamento a Paolo Lapponi, autore del video.

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Polo della Logistica di Passo Corese: per il WWF i lavori non potevano iniziare

Il WWF Lazio ritiene inaccettabile l’utilizzo dei termini di ‘sostenibilità e valorizzazione delle potenzialità del territorio’ nell’accezione data dal Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti nell’ambito della comunicazione istituzionale per definire le caratteristiche dell’operazione da 10 milioni di mc di cemento del Polo della Logistica, che si riverserebbero sulla Sabina, territorio dell’antica città di Cures.

Così come inappropriata sembrerebbe la rassicurazione dei vertici dell’Ente, ribadita recentemente a mezzo stampa, relativamente alla presunta legittimità delle procedure tecnico-amministrative seguite, nonché sull’acquisizione di tutti i pareri, compresa la valutazione di impatto ambientale.

Qualche passaggio, ictu oculi, deve essere presumibilmente sfuggito al Consorzio proponente.

Non risulterebbe, infatti, al WWF Lazio, che sia stata portata a termine la verifica di ottemperanza richiesta dall’Ufficio Valutazione Impatto Ambientale dalla Regione Lazio.

In quella sede si chiedeva che, prima dell’approvazione del progetto definitivo e, quindi, prima del rilascio del permesso a costruire e dell’avvio dei lavori, si sottoponesse nuovamente agli Uffici competenti il progetto per la verifica dell’adempimento alle prescrizioni indicate.

“Dalla documentazione esaminata dalla nostra Associazione – dichiara Antonio Rotundo delegato pianificazione del WWF Lazio – ancora non risulterebbe redatta la determinazione conclusiva relativa alla predetta verifica proprio perché il progetto presentato non avrebbe ottemperato alle prescrizioni.”

“Per tale motivo – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio – la nostra Associazione ha chiesto, secondo quanto previsto dal Codice dell’Ambiente, all’Area VIA della Regione Lazio, autorità competente, di esercitare il controllo sull’osservanza delle prescrizioni impartite in sede di valutazione di impatto ambientale e, nel caso si accertassero violazioni delle prescrizioni impartite o difformità sostanziali da quanto disposto dalla pronuncia VIA, di disporre la sospensione dei lavori e l’eventuale ripristino dello stato dei luoghi e della situazione ambientale a cura e spese del responsabile. Auspichiamo per converso che la sostenibilità e la vera valorizzazione del territorio passino per adeguati e partecipati strumenti di pianificazione, che privilegino prioritariamente la vocazione delle aree e soprattutto la conservazione del territorio e non certamente le ruspe e il consumo di suolo.

L’Associazione si appella e lancia la sfida a Regione, Sovrintendenza, Provincia di Rieti, Comune di Fara in Sabina e sindacati per ripensare tutti insieme un nuovo modello di sviluppo della Sabina che punti sulla salvaguardia del paesaggio agricolo e delle emergenze storico-archeologiche presenti, anche in attuazione di quanto previsto dalla L.R. 24/98.

Solo così la Sabina potrà essere terra di turismo sostenibile, a fronte di un’alternativa, quella attuale, che destinerebbe questo territorio a mero passaggio di tir e merci, con prospettive economiche e sociali alquanto incerte e insostenibili sotto il profilo ambientale”.

Roma 28 dicembre 2010

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