La prima Festa del Picchio: come arrivare

Domenica 8 giugno ci sarà l’happening organizzato dall’associazione, a partire dalle ore 16.00 fino a tarda sera. E’ possibile raggiungere la festa anche attraverso la linea metropolitana FR1 che domenica è servita con un trenino ogni 30 minuti. Per il rientro l’ultimo trenino che parte dalla stazione di Fara in Sabina alla volta di Roma è previsto per le 21.54.

Il tragitto a piedi dalla stazione alla festa è di appena 1.100 metri (reali), lo puoi vedere da questa mappa.

Percorso: usciti dal sottopassaggio della stazione prendere via Garibaldi (la strada di fronte) sulla destra (direzione Poggio Mirteto), proseguire salendo sul cavalcavia che scavalca la ferrovia, una volta in cima sulla rotatoria prendere la 313 verso sinistra (direzione Poggio Mirteto), dopo 300 metri siete arrivati.

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2 risposte a La prima Festa del Picchio: come arrivare

  1. Pingback: Associazione Sabina Futura» Archivi Blog » Tutti insieme a Passo Corese per la prima Festa del Picchio

  2. luca bellincioni scrive:

    Fare un’area industriale a P. corese significa avviare la progressiva distruzione dell’intera Sabina. Non dimentichiamo che il primo attrattore della Sabina è il paesaggio, cui fanno da corono i piccoli centri e la generale atmosfera di tranquillità. Un’area industriale significherebbe lo svilimento di buona parte del paesaggio di buona Sabina Romana e di una parte della Bassa Sabina Reatina, anche contando che l’area si vedrebbe da tutte le alture circostanti, diminuendo di colpo il valore dell’offrerta degli agriturismi e delle altre strutture ricettive della zona ma anche degli itinerari naturalistici sulle montagne che si affacciano su Passo Corese. La Sabina ha mantenuto tutt’oggi un paesaggio generalmente molto bello e in alcune zone assolutamente magnifico (si pensi alle zone intorno a Torri in Sabina, Monteleone, Rocca Sinibalda, Farfa, Greccio, Casperia, Casaprota, Torricella, ecc…): la vocazione industriale non le è e non le è mai stata propria. La Sabina è fatta di gente che ha creduto nella propria terra anche nei momenti più difficili e che produce uno degli oli più pregevoli del mondo. Gli agriturismi si moltiplicano anno dopo anno. Cosa c’entra un’area industriale in questo contesto? A produrre l’ennesima testa di ponte della metropoli romana, al fine di far arrivare i palazzinari capitolini anche nelle sacre terre sabine, sbancando colline e uliveti? Credo, poi, chela Regione Lazio dovrebbe opporsi ad un progetto tanto insensato e demenziale, tutelando da oggi in poi la Sabina per quello che è, ossia una delle aree più preziose paesaggisticamente e culturalmente e turisticamente dell’intera regione. Mettere orripilanti capannoni e far arrivare i Tir e i caterpillar a due passi dall’ulivo più antico d’Europa non credo sia davvero accettabile.
    L.

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